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...ergo sum. Protocollo ergo digito. Devo fare gli esami ergo protocollo. Che palle la catena delle cause.
"Voglio trovare un senso a questa vita, anche se questa vita un senso non ce l'ha..." Non è solo una canzone. Direi piuttosto che compendia in modo persino inquietante le mie ultime settimane.
C'è voluta l'estate. Il caldo, il mare. Stare seduta sul bordo dell'infinito. Per capire che, dopo tutto, sono discretamente imbecille. Nella media, insomma.
When you were young and your heart was an open book You used to say live and let live (You know you did, you know you did, you know you did) But in this ever changing world in which we live in makes you give in and cry Say live and let die....
A volte succede che alcune immagini restino impigliate quasi per sbaglio negli occhi, con una tenacia impensabile per una manciata di colori e forme. E io quel giorno d'estate lo ricordo in ogni dettaglio e profumo. Avevo dieci anni e lei mi stava tutta intera nel palmo della mano, con gli occhi ancora turchesi e opachi, come tutti i cuccioli, e la sua codina triangolare, un minuscolo peloso triangolo isoscele corvino. Adesso che di anni ne ho quasi ventisette e lei, benchè il tempo sia uno e unico, più di tre volte i miei, adesso che passa tutto il giorno accovacciata sul tappetino del bagno con le ossa sporgenti e il pelo imbiancato, aspettando una coccola o quel poco di pappa che mangia, so che il momento di salutarci non è molto lontano e che questo fa parte di un cerchio più grande, ma mi sembra di salutare insieme a lei, di nuovo e in una volta sola, tutte le cose della mia vita che non torneranno più.
...mi avrà preso male la primavera, ma in questi giorni sono costantemente a pezzi. Argh.
Svegliarsi la mattina alle otto, sì, ma un'ora e mezza più tardi del solito, senza dover balzare dal letto per correre in macchina in tangenziale, facendo lo slalom tra camion che pare si divertano a superarsi a uno all'ora. Stiracchiarsi sotto le coperte, il profumo di arancio dolce ancora sul cuscino, e pensare che non c'è alcuna fretta al mondo, per oggi. Uscire ancora quasi in pigiama, con gli occhi stropicciati, a spostare la macchina (lasciata in divieto di sosta, naturalmente) e intanto regalarsi un cappuccio/brioche ai cereali e miele al bar dell'angolo, che ha un caffè buono buono, con la schiumetta morbida. Camminare nel sole (ma non insieme a Grignani), socchiudere gli occhi e stringersi nel maglioncino più leggero del colore delle violette, che ormai è quasi primavera. Mandare un milione di messaggi a Lancillotto, tutti da internet perchè sono sempre senza soldi, ma tre alla volta, perchè il Signor Vodafone è magnanimo e lascia spazio alla mia logorrea sdolcinata, e poi pensare che il week end è tutto per noi, la ciliegina su una settimana di panna. Trovare il tempo per le coccole alla pelle, alle mani, per impiastricciare un po' i capelli di jojoba e spruzzarsi il profumo nuovo, anch'esso alla violetta, che ormai è quasi primavera e bisogna fare a gara con i fiori. Guardare la camelia che sboccia di un rosa intenso senza incertezze. Piano, piano. Perchè non c'è alcuna fretta al mondo, per oggi.
Questa sera, in uno dei miei errabondi camminamenti pre-esame in cui amo spendere e spandere inutilmente un sacco di soldi (benchè pochi ne abbia), finanziando negozi che meriterebbero senza pietà alcuna di fallire nottetempo, subire la damnatio memoriae perpetua ed essere inghiottiti dal ferrigno pavé pavese, ho la malaugurata idea, intorno alle 19.15, di entrare da Max&Co. Decido di ignorare placidamente lo sguardo bovino di puro odio scoccatomi da una delle commesse, già pronta con un piede sulla linea del via a scattare per la chiusura serale, e chiedo se hanno la mia taglia di un vestito dal meraviglioso e serico color ciliegia matura.Con malagrazia mi viene indicato il camerino e messo tra le mani l'abito richiesto. Provo il capo (con estreeeeema caaaaalma e filosofica imperturbabilità): ahimè neppure il colore riesce a compensare l'orribile pince sotto il seno, cucita in modo tale da far assumere sembianze balenesche a chiunque porti una taglia leggermente superiore alla seconda. Siccome le mie sono tutt'altro che misure da manichino, esco commentando l'inappropriatezza della suddetta pince al mio fisico giunonico, chiedendo se eventualmente posso provare l'altro modello, tagliato in modo diverso. Al che la signorina commessa, piccata e seccata per l'ora impropria e per la mia scomoda presenza, giunta a turbare la quotidiana chiusura anticipata di un quarto d'ora, replica: "Guardi che non è il vestito che non va, è che lei è troppo abbondante". Vaaaa beh. Amici cinesi, sabato torno alla vostra bancarella.
Oggi era il giorno delle poesie a memoria. Chiamo il primo nome e l'ingenua fanciulla, con i suoi occhioni nocciola sgranati, mi sussurra: "Oh prof, ma posso tenere sotto il foglio? Sennò non me la ricordo..."
Sono passata da Voghera a Lodi, dal tecnologico all'artistico, da classi di ragazzi che sembravano ancora bimbi a classi di ragazzi che pensano di essere già grandi e, spesso, anche di essere già senza arte nè parte. La mia vita sembra decidersi di settimana in settimana. A volte è un po' stancante.
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+this versionTutte le immagini sono protette da Copyright, oltre che prodotte, ove non meglio specificato, dalla sublime, ineffabile e improrogabile Sottoscritta, Brumetta Brumò. ..:Non solo brumaio:..
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