Sulle nocche della mano
sono rimasti
pampini
d'arpa dorati,
le mie corde recise.

Credevo
di aver riccioli in testa
e non tralci
di ogni vita trascorsa.


Brumetta ha delirato venerdì, 30 marzo 2007; alle 10:48
commenti (2)  || poetismi



Questa mattina mi sono decisa.
Dopo il confortante binomio brioche-cappuccino da Janko, assunto preventivamente per limitare gli accessi d'ira e le inevitabili crisi da alienatio totalis, ho aperto il sito della pubblica istruzione e sfidato a singolar tenzone l'incubo di ogni aspirante prof., l'inestricabile ginepraio di decreti legge, graduatorie, moduli, modelli, allegati (A B C I II III), in modo da capire finalmente come includere tra le mie prospettive future la remotissima possibilità di una supplenza a scuola. Ammetto di esserne uscita, per il momento, sconfitta.
Del resto, ho sempre sostenuto che il corso di laurea più utile al giorno d'oggi sarebbe non Scienze Equine o Scienze del Fiore e del Verde (attendo con ansia l'inaugurazione di Scienze comparate dell'elettrodomestico, al quale potrei anche pensare di iscrivermi, a tempo perso), bensì Burocraziologia.


Brumetta ha delirato lunedì, 26 marzo 2007; alle 12:17
commenti (5)  || piccoli contrattempi del vivere



L'altro giorno, mentre ero intenta a copiare un Van Gogh per il mio mecenate d'oltre Oceano (scoprendo così che quel pazzo senza un orecchio non era affatto così pazzo), il maestro di pittura mi ha fatto un ritratto. Pochissime linee e il colore colato sulla carta.
In genere sono io che osservo, con gli occhi strizzati per rubare i colori alla pelle, lo sguardo rapace e concentrato per conservare nella memoria tutti i dettagli. Essere guardati così, non perchè sono più o meno bella nè perchè sono una donna, ma perchè "guarda, i capelli hanno una curva splendida lì, che poi cade nel ricciolo", dà una sensazione stranissima, lo stesso brivido leggero di quando qualcuno, senza avvisare, toglie dal maglione un capello sfuggito. Come se, in modo disinteressato, si prendessero un po' cura di me.


Brumetta ha delirato mercoledì, 21 marzo 2007; alle 08:48
commenti (6)  || satura



Sono relegata a casa ad aspettare.
Io odio aspettare, specie perchè nel frattempo non riesco a concludere niente.
Specie se l'attesa, i contrattempi, le magagne sono tutte colpa della burocrazia italiana.


Brumetta ha delirato lunedì, 19 marzo 2007; alle 09:30
commenti (5)  || piccoli contrattempi del vivere



A volte mi chiedo perchè anche io non possa avere ambizioni normali.
Da piccola volevo fare la parrucchiera-truccatrice. Avevo anche buone speranze: adoro toccare i capelli, vado pazza per gli esperimenti a spese altrui, uso la trousse come una tavolozza e sulla mia manualità neppure mia madre ha mai avuto nulla da ridire, il che, mi sento di dire, ha del miracoloso. D'altra parte tuttora diffido dei saloni di parrucchieri, che non sono in grado di asciugare decentemente la mia criniera boccolosa senza farmi cotonature degne della miglior Sally Spectra (pace all'anima sua), e mi diverto col fo-da-me, sistemandomi taglio, mèches e colore comodamente a casa mia, senza troppe spese, chiavi in mano.
Non è che rimpianga i cinque anni di "latinorum" e forse neanche l'anno in Bocconi, che mi ha aperto gli occhi sullo scenario desolante et insensato del marketing (o del mondo?).
Però forse, e dico "forse", sarei stata più contenta così, senza appunto tutte le ambizioni, perlopiù auto-imposte, di diventare chissà chi, a far la tinta grigio bluetto alle anziane signore. Oppure il trucco e parrucco in teatro, magari ad Anna Galiena, magari prendendo anche io 1500 euro per un'ora di lavoro come il suo make up artist di fiducia. E va bene, sì, lo so, mica tutti arrivano lì, però quante Anne Galiene ci sono al mondo?
Ecco, sarei stata ambiziosa lo stesso. Maledizione a me.


Brumetta ha delirato giovedì, 15 marzo 2007; alle 08:42
commenti (7)  || per sul serio, chi non lavora



Ora, io non esco mai dal cinema.
C'è da dire che, in genere, scelgo i film con una certa accuratezza o, quanto meno, con un certo criterio rispondente ai miei desiderata, sicchè ho visto delle gran scemenze ma sempre coscientemente selezionate.
Solo alle medie mi è capitato di non riuscire a tollerare l'idea di sorbirmi un secondo tempo: era "Il segreto del bosco vecchio", troppo carico di silenzi e introspezione per il sabato pomeriggio di un gruppo di preadolescenti affette da stupidera acuta.
Eppure sabato non ce l'ho fatta, sono dovuta scappare, onde evitare, causa sbadiglio selvaggio, uno slogamento dell'articolazione mandibolare peggiore di quello che già mi ritrovo. Insomma, restare letteralmente e coattamente a bocca aperta non è il massimo.
Il punto è: non andate a vedere Borat.
Non fa ridere, non fa satira, non è intelligente nè piacevole.
E' solo terribilmente, incredibilmente, inimmaginabilmente NOIOSO.


Brumetta ha delirato lunedì, 12 marzo 2007; alle 09:29
commenti (11)  || satura



La mia capa urla e bercia al telefono in cortile.
Il misterioso interlocutore (che io sospetto essere di sesso femminile, un po' più grande, sua pari...diciamo l'altra capa) le dice che ha problemi con lui, lei replica che è il contrario, al limite.
Io e la mia vicina di computer ci guardiamo negli occhi, fastidiosamente oziose da ieri.
Domani è il mio ultimo giorno e stasera lei ha un colloquio.
Oh happy days!

(Quando vi mettono in guardia dall'entrare in un ufficio di sole donne, seguite il saggio consiglio, signori...)


Brumetta ha delirato giovedì, 08 marzo 2007; alle 15:39
commenti (7)  || chi non lavora



Questa mattina, apro il giornale (La Repubblica, per chi fosse curioso) e trovo un paginone intero dedicato ai processi di selezione e a statistiche concernenti gli errori più comuni commessi nei curricula (e non curriculum, caro giornalista che biasima l'uso improprio di indicativi e congiuntivi. Segno blu, doppia sottolineatura. Mi sto esercitando).
Ora: non ho problemi di ortografia, il compendio della mia vita sta in una comoda pagina, scaricabile e stampabile senza necessità di graffettature fastidiose, ho messo tutto in ordine rigorosamente cronologico, non baro sui voti, non baro sulle esperienze (è facile, quasi non ne ho), ho dedicato uno spazio minimo ai miei interessi personali, non ho scritto che l'inglese è la mia prima lingua e ho adottato uno stile comunicativo conciso, chiaro e di facile lettura (anche rapida).
Eppure, tutto tace.
Io dico che scrivere il curriculum non è neppure arte, è un terno al lotto.

Per non parlare, poi, dell'altra parte della barricata, cioè chi fa lo screening dei curricula dei poverelli come me, che, fiduciosi, spediscono la mail con tanto di commovente letterina di motivazione (congiuntivi al posto giusto, non esagerata ma neppure umile, divisa in comodi paragrafi a prova di imbecille).
In entrambi gli uffici in cui ho lavorato, la selezione avveniva nel seguente modo (con un tempo di turn over di circa 3 mesi):
- Vuole lavoro? Bocciato.
- Cerca stage? Ma vuole pure dei soldi?! (espressione scandalizzata) No, lascia stare, ne ho visto uno che viene gratis.
Un amico di famiglia, invece, la cui posizione ancora mi sfugge, ma che pare essere un esperto di queste faccende, un giorno mi ha rivelato che, dopo la fatidica selezione dei curricula, bastano i primi cinque secondi in cui il disgraziato candidato abbassa la maniglia, spinge la porta e allunga il piedino nella stanza per decidere del suo futuro professionale.
In conclusione, se scrivere il curriculum è un gioco d'azzardo, l'intero processo di selezione è peggio della roulette russa.
Beh, basta saperlo.


Brumetta ha delirato mercoledì, 07 marzo 2007; alle 10:39
commenti (6)  || per sul serio



Oggi si inaugura la mostra per cui ho fatto Ufficio Stampa.
Morire che un giornalista m'avesse detto "sì vengo".
Come Ufficio Stampa sono un po' un fallimento, ma non demordo.
Al massimo, mordo.


Brumetta ha delirato martedì, 06 marzo 2007; alle 13:28
commenti (6)  || chi non lavora



 

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