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...avere voglia di rovesciare un barile di olio bollente sulla testa di chi, all'una di notte, strimpella con scarso talento Wish you were here sotto la mia finestra.
1. Presentarsi in discreta forma, puliti (benchè fino al giorno precedente, nella fase di studio matto e disperatissimo, sia ammessa qualunque situazione igienica, purché non richieda l'intervento dell'Ufficio addetto, l'interdizione alle relazioni sociali o un periodo di quarantena) e abbigliati semplicemente, ma con gusto. Ove possibile inserire eziandìo un dettaglio fashion-kitsch sufficientemente ma non eccessivamente vistoso, sicché l'assistente del professore, nel mezzo di un'avventurosa ed appassionata narrazione della Guerra dei 30 anni e dell'Admirantzago dell'Olivares, abbia modo di rivolgervi qualche osservazione sul ciondolo che ha proprio l'aspetto di un prosciutto. NB: mettere i jeans, che non si sa mai. 2. Sciorinare le risposte in modo chiaro, fluente, ma scandendo le parole e scegliendo il lessico più appropriato con serafica calma. Il sopracitato assistente potrà così a suo piacere intervenire nel discorso, interrompendo ogni tentativo di ragionamento coerente, coeso e razionale con domande del tipo: "Ma i Boemi...di che etnia erano nel Seicento?". Non crucciarsi eccessivamente se non si ha la più vaga idea in proposito (il pensiero è rimasto agli sventurati defenestrati praghesi, che "Ma lo sa che non sono morti?" "Sì, sì, sono piombati direttamente su un mucchio di letame"): assumere lo sguardo bovino e sorridere; l'assistente sarà orgogliosamente lieto di fornirsi la risposta da sè. 3. Sorridere spesso e volentieri, ai limiti della paresi facciale. All'assistente verrà di conseguenza voglia di rallegrare ulteriormente la seriosa spiegazione di chi siano e cosa facciano i giansenisti, di provenienza belga e fondati da un individuo di dubbia moralità, chiedendo se vi è nota una battutaccia circolante all'epoca: "come si riconosce un belga in un'orgia? E' l'unico a portare dei bambini". NB: esercitarsi preventivamente nella funzione di controllo delle orbite oculari, sì da non strabuzzare eccessivamente gli occhi a questo punto dell'interrogazione.
Correva il giorno 2 aprile 2007 quando interrogai la sventurata bestiolina, la mia vittima preferita, a dire il vero, sulla scelta del liceo classico. Oggi, alfine, dopo due mesi di intensa riflessione, dopo aver avuto il coraggio di dirmi, una settimana fa quando ho riesumato l'argomento, che ci aveva pensato illo tempore e poi s'era ovviamente dimenticato quanto cogitato (dopo il kleenex, inauguriamo magno cum gaudio l'era del pensiero usa e getta), è giunta la risposta. Ma siccome sono perfida, ve la lascio indovinare.
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