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Certi giorni è meglio non fare domande: l'ipotesi di un Boccaccio epigono di Manzoni, alle otto del venerdì mattina, può essere letale.
Mi sto divertendo a spiazzarli. Anzi no, in verità è un eufemismo per dire che sto cercando ogni possibile mezzo consentito dalla legge e nei limiti del mio statuto umano per interessarli a qualcosa e distoglierli qualche minuto dall'ipod. Così ho deciso di buttarla sul sesso (ma con stile, ovviamente). E ho scoperto, devo ammettere con divertita sorpresa, il tabù del giovane maschio caucasico alle prese con gli ormoni. ATTO PRIMO Entro in seconda, annunciando la lettura di una sconcissima commedia greca. Due parole sul V secolo a.C.e sulla trama complessiva (occhi sbigottiti mi scrutano con sospetto): le donne sono stufe della guerra e decidono di indire un grande sciopero sessuale per prendere gli uomini....beh, per le palle, tecnicamente, e dissuaderli dal continuare a combattere. Divido le parti e si piglia subito le battute della protagonista un giovinotto dal lungo crine, a cui piace, con buoni risultati, per altro, far mostra delle proprie doti istrioniche. La spalla viene retta da una fanciulla timida e sognatrice, che nel pronunciare le peggio oscenità non perde un briciolo della propria compostezza. Giovinotto che interpreta Lisistrata: E allora parlo: ché non c'è da fare misteri. Donne, se vogliam costringere gli uomini a far la pace, ci dobbiamo astenere... (l'interprete comincia a strabuzzare gli occhi, il suo vicino sgomita sghignazzando) MIRRINA: E da che? Di'. Giovinotto che interpreta Lisistrata: Lo farete? (inizia a sudare, paonazzo in volto) MIRRINA: A costo di morire, lo faremo! Giovinotto che interpreta Lisistrata: Ci dobbiamo astenere ehm gnaum mmmm dall'uccello... Interviene la perfida professoressa, interpretata magistralmente dalla sottoscritta, dicendo: "Scusami, non abbiamo sentito". Sghignazzamenti diffusi ovunque e ululati belluini. Giovinotto che interpreta Lisistrata: Ci dobbiamo sì ecco beh cioè astenere ehm cioè mmmm ehm dall'uccemmmm... "Scusami ma non ho proprio capito", ripeto. Sotto i baffi sto morendo dal ridere, ma non posso perdere il mio à plomb. Infine il giovinotto sbotta, sistemandosi concitatamente i capelli dietro le orecchie: "Ma prof, insomma, io certe cose non le dico mica tutti i giorni!!!" ATTO II Scena: la terribile prima dove non si riesce a fare lezione. Antefatto: ho letto in romanaccio bruto, poi in rima sonettesca, poi con l'accento veneto, poi con la puzza sotto al naso più verosimile che mi riusciva alcuni degli Esercizi di stile di Queneau. Infine passiamo alla riscrittura di una fiaba, visto che le hanno analizzate. "Cappuccetto Rosso!", annuncio. Si alza un muggito generale di disapprovazione. "Nuoooooo, quella noooo prof!", interviene uno. "Ma qual è Cappuccetto Rosso?", sghignazza l'altro. "No, ma questa riscrittura è interessante...", propongo con aria maliziosa "Perchè la vicenda assume un valore iniziatico (sguardi ottusi), di iniziazione sessuale". (Le teste improvvisamente si drizzano). "Scusi, prof., cosa ha detto?", domanda dalla prima fila una donzelletta che stava ricopiando gli appunti di matematica. "Ho detto iniziazione". "Uh. No, ma mi pareva avesse detto sessuale..." Inizio a leggere la lunghissima (e sublime) introduzione alla vicenda. I lupi ululano e scrutano dalle tenebre, lacerano carni e strappano piedi ai bambini. Qualche fanciulla mugula schifata, i maschi gioiscono di ogni arto che cade in un lago di sangue. Uno interviene, sospettoso, visto che va più per le lunghe di quanto si attendessero: "Oh, ma l'ha detto solo per tenerci buoni della cosa sessuale?". Cappuccetto Rosso comincia ad addentrarsi nel bosco e promette un bacio al sedicente cacciatore dagli occhi strani, enigmatici e incandescenti, che, se solo non fosse così ingenua, dovrebbero metterla in guardia. "Ma....è una fiaba per adulti, vero?", mi guarda sgomento da dietro gli occhiali il bravo ragazzo del secondo banco. Proseguo imperterrita. L'uomo-lupo si mangia la nonnina tutta intera. Cappuccetto bussa alla porta. E' quasi sera, è la sera del solstizio e l'uomo è in realtà un lupo che attende la carne tenera... "Ma prof., scusi, non ho capito, alla fine invece di mangiarsela cioè se la mmmm ehm...fa???!"
Uno dei miei giovani virgulti, mentre lo stavo riprendendo per l'ennesima volta, vede il mio anello con il pentacolo e sobbalza, perplesso: "Prof, ma lei è un'eretica?!".
Domani ho quattro ore e non so che fare. Forse speravo mi folgorasse l'illuminazione sulla via di Damasco. Oppure tutt'ora confido in una visita questa notte da parte di un qualche, qualsiasi, essere soprannaturale che mi instilli la divina onniscienza e la chiara, cristallina, incontrovertibile consapevolezza di che cosa raccontare domani alle 26 + 26 facce che da dietro i banchi mi osservano (ma neppure tanto) con la coda dell'occhio (mentre si fanno impunemente gli affari propri). Il fatto si è che, se solo dovessi spiegare l'aoristo e l'aspettualità nel sistema verbale greco, potrei esibirmi con la consueta sapiente scioltezza e sciorinare esempi su esempi, destreggiandomi da perfetta equilibrista tra un perfetto e un present perfect. Ma Verga...Verga! L'amante di Gramigna (o Gramignia, come scriverebbero alcune bestioline ancora scarsamente alfabetizzate), Ibsen e le sue case delle Barbie, Bertoldo Brecht...Mi pare tanto di vendere aria fritta e pure viziata, io che scartabello libri su libri cercando disperatamente di mettere insieme un discorso sensato. Ecco, per dirla tutta, oggi pomeriggio alle tre mi sono consolata con una versione di Eschine.
...di rendere pan per focaccia. Oggi mi hanno distrutto le orecchie. Domani distruggerò io i loro sogni di farsi un mese di vacanza con la supplente. Quattro pagine di ortografia a casa (ho visto cose che voi umani...), una lezione dettagliatissima su Maupassant, mille esercizi per tenere occupate le loro deliziose tonanti boccucce. Ho stampato almeno 40 pagine, posso parlare per qualche ora, indisturbata. Mi sono divertita a postillare le loro (scarne) autobiografie, concludendo con un ironico consiglio personalizzato sulla prossima lettura a cui dedicarsi per salire di un gradino nella scala evolutiva cerebrale. Nutro un fioco barlume di speranza che qualche sparuto primino abbia abboccato all'amo della curiosità e si compri il malloppetto letterario a lui associato.
Ieri sera, alla fine, verso le due, ne ero quasi convinta. Di riuscire appena a sopravvivere, intendo. Invece è stato piacevole. 26 + 31 (di cui 29 di sesso maschile) + ancora 26 Ora ho la bellezza di 83 fogli che straripano dal libro di geografia, perlopiù strappati dal quaderno, con nomi e cognomi e un pezzetto delle loro vite rubate. Alcuni si sono rifiutati di scrivere alcunchè. Le prime sono state più entusiaste e aperte; la seconda a tratti si è mostrata seccata, come se avessi pretese da bambocci. Una ragazzina è venuta a bisbigliarmi al suono della campana che la sua è una "brutta biografia". Possibile? E domani già sarà meno piacevole che devo interrogarli sul teatro. Credo che vedranno i sorci verdi.
La verità è che mi chiedo che cosa io abbia da insegnare. Davvero, dico, profondamente. Al di là dell'uso del congiuntivo o delle date di Manzoni, o di una storia che non conosco perchè nessuno è mai stato in grado di farmela amare. Mi è stato detto una volta che si insegna ciò che si è e non ciò che si sa. Ma se una non sa ancora cosa è? E ha solo una vaga idea di ciò che vuole essere? E se una è alta un metro e una coca cola e le danno tutti diciotto anni e in metropolitana a Londra, con il badge da Group Leader e la fierezza della maglia Staff, i cortesi londinesi che non si fanno mai i ca*** proprio le chiedono dove sia la guida della masnada? E se una, una a caso, non sa come vestirsi perchè coi jeans passa per un'alunna e col tailleur si sente un baccalà sotto sale goffo e fuori luogo? E se sempre codesta tapina non avesse altra ambizione che passare tutto il giorno con i pennelli in mano e l'aria vaga, a meditare della sublimità di un carminio (che per altro costa un occhio della testa), ma lascia i pennelli in ammollo per intere ere geologiche e i colori dimenticati in una scatola a causa di paure inquiete e paurose inquietudini che frullano e vorticano sotto angelici ricci? Non credo che ci sia qualcosa che io possa ragionevolmente e in modo sufficientemente persuasivo vendere al di là di una patetica idea di Bellezza, per cui vale la pena tollerare questo mondo. Cosa posso dire? Che non si può non leggere Ungaretti e la sua sera balaustrata di malinconia? Che è impensabile vivere senza i limoni e il profumo che dilaga e la dolce ansietà d'Oriente, la pioggia nei pineti e le coccole aulenti, le siepi che celano l'infinito, le stelle dell'Orsa e le stelle che pigolano? Non lo so. Cade la neve e vorrei che le strade restassero sempre così, tutte aperte perchè non si vede dove vanno a finire.
Mi hanno chiamato per una supplenza, da lunedì. Forse f o r s e f o r s e mi confermano stamattina. Panico. No. P a n i c o. L'unica cosa che mi viene in mente al momento è: come diavolo mi vesto?? (Citazione colta da Buffy, in una famosa puntata: "Sono ancora alla fase fuoco cattivo, albero buono"). Ps: i miei messaggi stanno vieppiù assumendo un aspetto futurista. Devo contenermi. Ricordati Stella, tu odi i futuristi...
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