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Io li faccio in estate. Primo perchè il caldo mi dà alla testa e quindi rendo decisamente meglio nel pianificare cazzate astronomiche. Secondo perchè ho più tempo libero per cambiare idea. Quindi: - D'ora in avanti sarò spudoratamente commerciale. - Ho scoperto che odio l'estate da quando non vado in vacanza. Ergo, siccome non è sano per un essere umano della mia tenera età detestare codesto lieto periodo dell'anno, andrò in vacanza, sì, proprio ora che devo cominciare a studiare. Vorrà dire che sotto l'ombrellone mi sollazzerò con il bigino di letteratura latina invece di Dan Brown. Ci guadagno comunque (Tityre tu patulae recubans...). - Mi sono data al libero commercio di magliette fatose, rigorosamente originalissime, dipinte et firmate da me medesima in persona, una per una. Taglie e colori a piacere. Attendo solo di essere sommersa di richieste. - Alla Vita, alla fine, ho dato un bel calcione nel sedere. Dovesse capitare alla vostra porta, non aprite, perchè potrebbe essersi un tantino risentita. Ripassi pure tra qualche decina d'anni, con comodo.
A volte mi chiedo perchè anche io non possa avere ambizioni normali. Da piccola volevo fare la parrucchiera-truccatrice. Avevo anche buone speranze: adoro toccare i capelli, vado pazza per gli esperimenti a spese altrui, uso la trousse come una tavolozza e sulla mia manualità neppure mia madre ha mai avuto nulla da ridire, il che, mi sento di dire, ha del miracoloso. D'altra parte tuttora diffido dei saloni di parrucchieri, che non sono in grado di asciugare decentemente la mia criniera boccolosa senza farmi cotonature degne della miglior Sally Spectra (pace all'anima sua), e mi diverto col fo-da-me, sistemandomi taglio, mèches e colore comodamente a casa mia, senza troppe spese, chiavi in mano. Non è che rimpianga i cinque anni di "latinorum" e forse neanche l'anno in Bocconi, che mi ha aperto gli occhi sullo scenario desolante et insensato del marketing (o del mondo?). Però forse, e dico "forse", sarei stata più contenta così, senza appunto tutte le ambizioni, perlopiù auto-imposte, di diventare chissà chi, a far la tinta grigio bluetto alle anziane signore. Oppure il trucco e parrucco in teatro, magari ad Anna Galiena, magari prendendo anche io 1500 euro per un'ora di lavoro come il suo make up artist di fiducia. E va bene, sì, lo so, mica tutti arrivano lì, però quante Anne Galiene ci sono al mondo? Ecco, sarei stata ambiziosa lo stesso. Maledizione a me.
La mia capa urla e bercia al telefono in cortile. Il misterioso interlocutore (che io sospetto essere di sesso femminile, un po' più grande, sua pari...diciamo l'altra capa) le dice che ha problemi con lui, lei replica che è il contrario, al limite. Io e la mia vicina di computer ci guardiamo negli occhi, fastidiosamente oziose da ieri. Domani è il mio ultimo giorno e stasera lei ha un colloquio. Oh happy days! (Quando vi mettono in guardia dall'entrare in un ufficio di sole donne, seguite il saggio consiglio, signori...)
Oggi si inaugura la mostra per cui ho fatto Ufficio Stampa. Morire che un giornalista m'avesse detto "sì vengo". Come Ufficio Stampa sono un po' un fallimento, ma non demordo. Al massimo, mordo.
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