Dopo tutto sarebbe ora. (Benchè eminenti storiomani predichino ancora un limbo di 100 anni).
In fondo nel 1789 le masse erano analfabetignoranti e non c'era interdet. Eppure ce l'hanno fatta: qualche mese, un bel pamphlet e zac, deposto il re, Assemblea Costituente, Pallacorda, palle in canna e via.
Ecco, proprio ora vorrei le barricate.
Prendiamo il Viminale, il Quirinale e pure il Campidoglio, alla facciazza delle oche.
E poi mano alla ghigliottina, che di teste da far saltare ne conosco un certo numero, così tante che mi risulta persino difficile scegliere da chi cominciare.

Sì, okay. Studiare storia mi fa male.

Micio rivoluzionario
La fotografia originale, prima che io la deturpassi irrimediabilmente, era di Tinez


Brumetta ha delirato martedì, 08 maggio 2007; alle 00:04
commenti (13)  || satura, per sul serio, brumatta



A volte mi chiedo perchè anche io non possa avere ambizioni normali.
Da piccola volevo fare la parrucchiera-truccatrice. Avevo anche buone speranze: adoro toccare i capelli, vado pazza per gli esperimenti a spese altrui, uso la trousse come una tavolozza e sulla mia manualità neppure mia madre ha mai avuto nulla da ridire, il che, mi sento di dire, ha del miracoloso. D'altra parte tuttora diffido dei saloni di parrucchieri, che non sono in grado di asciugare decentemente la mia criniera boccolosa senza farmi cotonature degne della miglior Sally Spectra (pace all'anima sua), e mi diverto col fo-da-me, sistemandomi taglio, mèches e colore comodamente a casa mia, senza troppe spese, chiavi in mano.
Non è che rimpianga i cinque anni di "latinorum" e forse neanche l'anno in Bocconi, che mi ha aperto gli occhi sullo scenario desolante et insensato del marketing (o del mondo?).
Però forse, e dico "forse", sarei stata più contenta così, senza appunto tutte le ambizioni, perlopiù auto-imposte, di diventare chissà chi, a far la tinta grigio bluetto alle anziane signore. Oppure il trucco e parrucco in teatro, magari ad Anna Galiena, magari prendendo anche io 1500 euro per un'ora di lavoro come il suo make up artist di fiducia. E va bene, sì, lo so, mica tutti arrivano lì, però quante Anne Galiene ci sono al mondo?
Ecco, sarei stata ambiziosa lo stesso. Maledizione a me.


Brumetta ha delirato giovedì, 15 marzo 2007; alle 08:42
commenti (7)  || per sul serio, chi non lavora



Questa mattina, apro il giornale (La Repubblica, per chi fosse curioso) e trovo un paginone intero dedicato ai processi di selezione e a statistiche concernenti gli errori più comuni commessi nei curricula (e non curriculum, caro giornalista che biasima l'uso improprio di indicativi e congiuntivi. Segno blu, doppia sottolineatura. Mi sto esercitando).
Ora: non ho problemi di ortografia, il compendio della mia vita sta in una comoda pagina, scaricabile e stampabile senza necessità di graffettature fastidiose, ho messo tutto in ordine rigorosamente cronologico, non baro sui voti, non baro sulle esperienze (è facile, quasi non ne ho), ho dedicato uno spazio minimo ai miei interessi personali, non ho scritto che l'inglese è la mia prima lingua e ho adottato uno stile comunicativo conciso, chiaro e di facile lettura (anche rapida).
Eppure, tutto tace.
Io dico che scrivere il curriculum non è neppure arte, è un terno al lotto.

Per non parlare, poi, dell'altra parte della barricata, cioè chi fa lo screening dei curricula dei poverelli come me, che, fiduciosi, spediscono la mail con tanto di commovente letterina di motivazione (congiuntivi al posto giusto, non esagerata ma neppure umile, divisa in comodi paragrafi a prova di imbecille).
In entrambi gli uffici in cui ho lavorato, la selezione avveniva nel seguente modo (con un tempo di turn over di circa 3 mesi):
- Vuole lavoro? Bocciato.
- Cerca stage? Ma vuole pure dei soldi?! (espressione scandalizzata) No, lascia stare, ne ho visto uno che viene gratis.
Un amico di famiglia, invece, la cui posizione ancora mi sfugge, ma che pare essere un esperto di queste faccende, un giorno mi ha rivelato che, dopo la fatidica selezione dei curricula, bastano i primi cinque secondi in cui il disgraziato candidato abbassa la maniglia, spinge la porta e allunga il piedino nella stanza per decidere del suo futuro professionale.
In conclusione, se scrivere il curriculum è un gioco d'azzardo, l'intero processo di selezione è peggio della roulette russa.
Beh, basta saperlo.


Brumetta ha delirato mercoledì, 07 marzo 2007; alle 10:39
commenti (6)  || per sul serio



 

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