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E' solo che qualche volta la Vita, in un certo momento non meglio identificato, ma molto preciso, ti appare davanti e sembra proprio dirti: "Adesso basta puttanate" e tu rispondi, perplesso "Quali puttanate, scusa?" e la Vita, per tutta risposta, fa un cenno largo con la mano ad abbracciare quanto ti circonda. Sì, sono arrabbiata. L'ira di Achille erano bazzecole. Arrabbiata, per parte sua, è un eufemismo vertiginoso. Sì, ho messo degli a capo. No, non è una poesia. Starò pur perdendo la testa ma il senso dei versi ancora mi è rimasto incollato da qualche parte, forse per sbaglio.
Dedicato sentitamente a tutti i compagni della Padanialand che quest'anno niente mare e chiappe chiare. Sorseggio con grazia un mojito, ricolmo di menta odorosa, eppur senza scampo mi assalgono nefaste vampate a iosa. Gli scranni di ogni locale, in plastica ormai fabbricati, con scherno crudele si tengono i miei pantaloni attaccati ed io sussiegosa mi ergo recando -ohi quale tapina- sul candido mio fondoschiena dell'onta la sigla divina. S'affonda il tacco barzotto seppur pari ad una nocciola nell'asfalto rovente, infine si guasta pure la suola. Se da siccità è assetata l'inclita sicula terra ahimè, lo confesso, d'un tratto il senso di colpa m'afferra: di docce cospicue et copiose più volte al die m'irroro ma senza esito alcuno con mio smisurato disdoro! Stasera davanti al congegno ventifero io mi dimando se mai fuggirò di Padania, oh via quando? Quandoooo?!?
...avere voglia di rovesciare un barile di olio bollente sulla testa di chi, all'una di notte, strimpella con scarso talento Wish you were here sotto la mia finestra.
No, non è un post filosofic-esistenziale tendente al romantico. E' solo per manifestare pubblicamente il disprezzo per una linea che mi ha lasciato appiedata due settimane fa. Puh puh puh
Questa mattina mi sono decisa. Dopo il confortante binomio brioche-cappuccino da Janko, assunto preventivamente per limitare gli accessi d'ira e le inevitabili crisi da alienatio totalis, ho aperto il sito della pubblica istruzione e sfidato a singolar tenzone l'incubo di ogni aspirante prof., l'inestricabile ginepraio di decreti legge, graduatorie, moduli, modelli, allegati (A B C I II III), in modo da capire finalmente come includere tra le mie prospettive future la remotissima possibilità di una supplenza a scuola. Ammetto di esserne uscita, per il momento, sconfitta. Del resto, ho sempre sostenuto che il corso di laurea più utile al giorno d'oggi sarebbe non Scienze Equine o Scienze del Fiore e del Verde (attendo con ansia l'inaugurazione di Scienze comparate dell'elettrodomestico, al quale potrei anche pensare di iscrivermi, a tempo perso), bensì Burocraziologia.
Sono relegata a casa ad aspettare. Io odio aspettare, specie perchè nel frattempo non riesco a concludere niente. Specie se l'attesa, i contrattempi, le magagne sono tutte colpa della burocrazia italiana.
Di quelle che lo sai fin dal mattino, anzi fin dalla sera prima quando alle ore ventitre punto zero zero, mentre stai beatamente perdendo tempo con qualche sfaccendata cybernauta, il coso salvalavita (ma non beghelli), insomma, la leva che leva la corrente, la spada di damocle che incombe ogni volta che si accendono due elettrodomestici insieme, la maledizione di Sekhmet che fatalmente perseguita quando hai scritto solo sul computer la cosa migliore della tua vita e non l'hai ancora salvata, decide che è giunto il tempo della nemesi, proprio in quel momento che ormai sono le ventitre punto zero uno. S'abbassa e non si rialza più. Ma non è ancora quello il momento in cui sai che, nonostante tutto, se fosse direttamente domenica, non sarebbe una gran sciagura. E neppure quando la mamma va a dormire dopo aver litigato con il salvalavita defunto, passa davanti alla tua camera, vede uno stuolo di candele accese e ti dice saggiamente: "Ricordati di spegnerle prima di dormire" e tu sbuffi perchè, che diamine, il tempo dei moniti è finito da un pezzo, sono cresciuta, ormai vado a vivere da sola e se tu vuoi dormire con le galline fa' pure, io voglio finire il mio stramaledetto libro. Senonchè poi ti svegli intorno alle 4 e le candele sono ancora accese, deo gratias, nessuna si è rovesciata, non hai scatenato l'inferno in terra come preconizzato dalla perfida noverca, ma, ecco, il bordo di ciascuna si è leggermente consumato nel punto in cui la fiamma della candela vicina insisteva e ora un amabile ghirigoro di cera dal colore indefinibile decora et impreziosisce il parquet di legno, sì, lo stesso che "non trascinare le sedie per casa, non vedi che me lo righi?". Eppure, non è ancora lì. Solo dopo cinque minuti netti di docciacapellitrucco perchè, come al solito, sei mostruosamente in ritardo, dopo aver cercato furiosamente l'anello di onice del fianzé ("dai mamma, cazzo, quello nero!") in ogni anfratto e recondito nascondiglio di tua conoscenza, tra le pile di libri sulla scrivania e persino in frigorifero, dopo aver scomodato tutti i pantheon fino a quello azteco, con l'ira che incalza e una voce insopportabilmente querula che dal bagno sentenzia "se tu fossi ordinata, sapresti dove sono le cose", dopo aver accumulato ancora 20 minuti di ritardo sul ritardo precedente, aver accompagnato il paziente fianzé verso più gai lidi ed esserti data malata, anzi no, in condizioni preoccupanti, anzi quasi con un piede nella fossa ormai perchè sei troppo furiosa per sopportare una festa di compleanno, quella per cui sei, appunto, mostruosamente in ritardo, solo dopo tutto questo e aver lasciato per protesta la macchina in divieto di sosta davanti al tuo stesso garage (nel quale ci metti mezz'ora buona ogni volta entrare), entri in casa, posi le chiavi e lo vedi, l'anello infame, un palmo più in là di dove doveva essere. Ecco, a quel punto lo sai. Non resta che la pizza con la panna.
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+this versionTutte le immagini sono protette da Copyright, oltre che prodotte, ove non meglio specificato, dalla sublime, ineffabile e improrogabile Sottoscritta, Brumetta Brumò. ..:Non solo brumaio:..
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