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Riemergo dall'Ottocento, appena prima del Manzoni, però, che ancora ossessionerà la mie prossime future notti, per inaugurare un vil esperimento sugli accessi (e se nomino questo bel tomo è colpa di Cristina). Ai posteri l'ardua sentenza (se funzionerà o meno). E con ciò, torno agli Inni sacri. Sia lode a Gerard Butler, per una volta, hi hi hi
Ultimamente ho deciso di condurre una vita più "sana". Lo metto tra virgolette caso mai si trovasse a passare di qui un vegano, assiduo frequentatore della palestra e fautore indefesso della dieta a zona. Non vorrei ritenermi moralmente responsabile di un inspiegabile nonchè fulminante scompenso cardio-circolatorio. Prima di tutto, dopo la bellezza di (quasi) 26 anni all'ombra non di un'ingombrante figura materna, bensì del beneamato ombrellone zebrato, dopo strati innumerevoli e massicci di protezione fattore 60 (altrimenti detto comunemente calcestruzzo), ho finalmente pronunciato il mio sì all'abbronzatura e conseguente sintesi di vitamina D, cedendo agli infausti pronostici di osteomalacia imminente della sorella medichessa dalla carnagione caraibica. Più che altro, in verità, si è trattato di un incidente di percorso attribuibile alla mia scarsissima et lacunosa memoria, specialmente nel fare le valigie, oltre che alla latitudine di Bordeaux in genere poco propizia alle scottature primaverili. Naturalmente, quale occasione migliore per sfoggiare una abbronzatura operaia se non il giorno del matrimonio di amici con un meraviglioso abito dalle scollature vertiginose? Da veterana del total white, da domani diventerò autoabbronzante-addicted. Mai cursus honorum fu più rapido nella storia. In secondo luogo, ho deciso di rimpiazzare, per una volta nella vita (anche perchè secunda non datur), i miei trucchi da due lire con dei cosmetici dall'apparenza più professionale. Devo dire che, a dispetto del collasso del portafoglio, il morale ne ha positivamente risentito, grazie anche al mio commesso 100% gay di cui altrove ho cantato sperticate lodi. Anche in questo caso trattasi più che altro di incidente, ma non sia mai che poi io appaia come la svampita smemorina che non sono. Ah ah ah. Dulcis in fundo, dopo la lettura di un libro illuminante, mi sono resa conto che di tanto in tanto soffro di, seppur lievi, manie di controllo e che spesso mi faccio venire ulcere lancinanti per questioni di rilevanza miscroscopica. Il mio motto, quindi, d'ora in avanti sarà: fate quel cazzo che volete, tanto poi ve la smazzate voi. (Naturalmente questo non vale per le mie bestioline, che sono pregate di svolgere con diligenza le montagne di compiti che assegno, sì, grazie). Ho ancora dei margini di miglioramento sull'orario della nanna, ma, del resto, non posso mica diventare Siddartha tutto d'un botto. Si sa che poi l'invidia....
Dopo tutto sarebbe ora. (Benchè eminenti storiomani predichino ancora un limbo di 100 anni). In fondo nel 1789 le masse erano analfabetignoranti e non c'era interdet. Eppure ce l'hanno fatta: qualche mese, un bel pamphlet e zac, deposto il re, Assemblea Costituente, Pallacorda, palle in canna e via. Ecco, proprio ora vorrei le barricate. Prendiamo il Viminale, il Quirinale e pure il Campidoglio, alla facciazza delle oche. E poi mano alla ghigliottina, che di teste da far saltare ne conosco un certo numero, così tante che mi risulta persino difficile scegliere da chi cominciare. Sì, okay. Studiare storia mi fa male. La fotografia originale, prima che io la deturpassi irrimediabilmente, era di Tinez
(In verità, da ieri sono ufficialmente drogata non di fragole, ma di caramelle-violetta dalla forma floreale ingannatoriamente innocua e di sicuro infarcite dei peggiori zuccheri poli-multi-pluri insaturamente saturi che l'industria della plastica italiana sia in grado di produrre. Anyway). a) ho sedicimila punti fragola, con cui la mamma si appresta magnanimamente a comporre la mia dote (servizio di bicchieri posate i piatti li hai prenditi i divani che finalmente mi sbarazzo di te e del tuo gatto e posso realizzare il mio desiderio più recondito e sfrenato: i divani immacolati). Spero non decida all'ultimo di optare piuttosto per il biglietto di sola andata con destinazione Honolulu, anche perchè non sarei in tal caso certa dell'identità del passeggero a cui potrebbe essere destinato. Sarebbe terribile non riuscire a comprare per tempo un costumino striminzito. Il "finalmente", comunque, sta per una data ancora imprecisata che, in dipendenza da molteplici variabili, è collocabile tra settembre 2007 e mai; b) ho 4 punti unifragola sul patetico libretto color limone da outsider di Antichistica, costatomi un capitale in termini monetari ed energetici. Ancora 28 e sono a cavallo. Sto considerando l'ipotesi, avventata, forse, ma straordinariamente innovativa, di una partnership Esselunga-Università: chissà che non diventino convertibili i punti del punto a), come per i bollini della benzina.
A volte si sente dire che gli animali rispecchiano i loro padroni, come magistralmente immortalato da Walt Disney nella celeberrima scena della Carica dei 101. Ora. La mia gatta, che attualmente riposa con felina e godereccia seraficità in cima alle pile di vestiti nel mio armadio (manifestando una certa innegabile preferenza per gli abiti neri, ovviamente), è egocentrica e quasi, oserei dire, solipsista: io sono una sorta di emanazione della sua coscienza, atta a versarle il Gourmet Gold nella ciotolina un congruo numero di volte al giorno. Sì, perchè tra i suoi vizi si può enumerare anche il palato fino e schizzinoso. La mia gatta non si fa scrupolo, al mattino, se è possibile verso le sei, di appollaiarsi sul cuscino in corrispondenza perfetta del mio orecchio ed esibirsi in strazianti miagolii, tali da ridestare l'emanazione della sua coscienza e farsi servire per tempo la colazione (magari senza troppi insulti, sì, grazie). La mia gatta è nomade nell'animo. Nel senso che ama vagare per la casa e ha la rara capacità di occupare simultaneamente angoli opposti, specie quelli in cui non dovrebbe trovarsi, sicchè, ovunque tu sia, stai sempre al suo posto. La mia gatta ha un senso nobile ed esasperato della proprietà: ogni oggetto nuovo che varca la soglia è suo di diritto e, pertanto, passibile di grattatina d'artigli. In particolare, apprezza le cartelle e gli zaini delle piccole bestioline che vengono a ripetizione. La mia gatta ama lo studio e l'erudizione. Adora letteralmente leggere il giornale mentre lo stai facendo tu e consultare il dizionario di greco proprio nel mezzo di una faticosissima versione di Platone. Mi consola considerare che, se non altro, lei è bruna.
L'altro giorno, mentre ero intenta a copiare un Van Gogh per il mio mecenate d'oltre Oceano (scoprendo così che quel pazzo senza un orecchio non era affatto così pazzo), il maestro di pittura mi ha fatto un ritratto. Pochissime linee e il colore colato sulla carta. In genere sono io che osservo, con gli occhi strizzati per rubare i colori alla pelle, lo sguardo rapace e concentrato per conservare nella memoria tutti i dettagli. Essere guardati così, non perchè sono più o meno bella nè perchè sono una donna, ma perchè "guarda, i capelli hanno una curva splendida lì, che poi cade nel ricciolo", dà una sensazione stranissima, lo stesso brivido leggero di quando qualcuno, senza avvisare, toglie dal maglione un capello sfuggito. Come se, in modo disinteressato, si prendessero un po' cura di me.
Ora, io non esco mai dal cinema. C'è da dire che, in genere, scelgo i film con una certa accuratezza o, quanto meno, con un certo criterio rispondente ai miei desiderata, sicchè ho visto delle gran scemenze ma sempre coscientemente selezionate. Solo alle medie mi è capitato di non riuscire a tollerare l'idea di sorbirmi un secondo tempo: era "Il segreto del bosco vecchio", troppo carico di silenzi e introspezione per il sabato pomeriggio di un gruppo di preadolescenti affette da stupidera acuta. Eppure sabato non ce l'ho fatta, sono dovuta scappare, onde evitare, causa sbadiglio selvaggio, uno slogamento dell'articolazione mandibolare peggiore di quello che già mi ritrovo. Insomma, restare letteralmente e coattamente a bocca aperta non è il massimo. Il punto è: non andate a vedere Borat. Non fa ridere, non fa satira, non è intelligente nè piacevole. E' solo terribilmente, incredibilmente, inimmaginabilmente NOIOSO.
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